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sabato 10 ottobre 2015

Vaneggiamenti di una Scribacchina 11: "I portatori dell'Azione Parte Terza, l'Antagonista... quel bastardo!









“Outside of a dog, a book is man's best friend. Inside of a dog it's too dark to read.” 
 Groucho Marx


I portatori dell'azione Parte Terza,
 l' Antagonista... quel bastardo!




Oggi concludiamo quest’uscita speciale in tre parti della mia rubrica vaneggiante.

Per chi non avesse letto le due parti precedenti, in esse sono state trattate le figure del Protagonista Eroe e del Protagonista Anti-eroe.

Come suggerisce il titolo, questa terza parte si occuperà di quel bastardo che rende le storie interessanti perché, dopotutto, se nessuno rompe le scatole al protagonista, non c’è veramente nessuna storia da raccontare, o almeno nessuna storia che non faccia dormire in piedi il lettore!

La felicità indisturbata dei personaggi non fa storia.

Ma chi è l’antagonista?

È forse un personaggio messo lì a casaccio per raccogliere il disprezzo del pubblico e rendere il protagonista affascinante per confronto?

È forse il punching-ball dello scrittore: un personaggio nel quale confluiscono tutte le qualità odiose e antipatiche che la sua mente può concepire?

Assolutamente no.

Una risposta facile alla prima domanda che ci siamo posti è quindi la seguente:
L’antagonista è l’eroe di una storia dentro la storia che stiamo leggendo, quella del protagonista.

Dunque, per logica, l’antagonista è il protagonista della propria storia.

Un buon antagonista è una persona vera, con caratteristiche umane tangibili, ed è sempre l’eroe della propria storia, sebbene a volte finisca per essere l’antagonista nella storia di qualcun altro.

Come sostiene Roger Ebert, un critico cinematografico, "Ogni film vale solo quanto il suo cattivo. Dato che gli eroi e gli espedienti tendono a ripetersi di pellicola in pellicola, solo un grande cattivo può trasformare una buona prova in un trionfo".

È facile capire come questa affermazione possa essere estesa anche alle altre forme della narrativa.

L’antagonista è quindi necessario al funzionamento della narrazione ed è fondamentale per l’intrattenimento del pubblico.

Sappiamo già che esistono vari tipi di protagonista che vanno ben aldilà della semplice biforcazione eroe/anti-eroe e questo è vero anche per l’antagonista.

Non esiste un solo tipo di antagonista e non sempre l’antagonista si può definire cattivo.


Prima di affrontare i vari tipi di antagonista, parliamo un po’ della sua evoluzione in narrativa.

Tanto esistono archetipi ai quali fa riferimento il protagonista, quanto esistono stereotipi dai quali l’antagonista è emerso nella sua attuale figura complicata da una miriade di sfaccettature.


Esistono una moltitudine di stereotipi fisici e psicologici relativi all'antagonista, ma non mi sembra il caso di entrare troppo nel merito, perché sono dell’opinione che gli antagonisti stereotipati, sebbene siano stati estremamente utili per la delineazione di certi canoni di riferimento e pur con le loro ingenuità -brutto=cattivo, capelli rossi=malvagità*, tanto per nominarne alcuni- abbiano contribuito a creare grandi classici della letteratura -basti pensare a "Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr. Hyde"- hanno fatto il loro tempo.

Gli antagonisti “moderni” -ancora una volta uso il termine “moderno” molto molto alla larga- contengono i semi di questi stereotipi, ma le loro personalità e la loro caratterizzazione sono molto più complesse.

Un moderno antagonista non è un bozzetto con grossi difetti fisici e psicologici, ma una persona che deve essere interessante quanto il protagonista della storia, aldilà degli stereotipi.


Tuttavia, va precisato che l’antagonista non sempre è un personaggio specifico all'interno della trama, in quanto esso -come figura- può incarnare tutto ciò contro il quale il protagonista si batte e può anche essere la rappresentazione fisica di una paura e dunque non deve necessariamente essere un avversario in carne e ossa.

Giusto per fare alcuni esempi, l’antagonista può rappresentare:

-La natura: matrigna crudele delle opere leopardiane

-Il Mare: ne “Il Vecchio e Il Mare” di Hemingway 

-Un sovra-sistema sociale, come nel caso del Big Brother di Orwell

-Una parte del protagonista stesso, in uno scontro fra apollineo e dionisiaco dell’animo, ne è un esempio puntuale Mr. Hyde

-Una cosa creata dal protagonista, si pensi al mostro di Frankenstein (anche se in questo romanzo Victor potrebbe essere considerato antagonista di se stesso, in un certo qual modo)

-Un posto, è il caso della villa nel romanzo “The  haunting of Hill House”, o di quella di “Rose Red”

-Un’entità multiforme come IT

-Una metafora fisica per trasporre una paura primitiva collettiva, ancora una volta si pensi al mostro di Frankenstein e a come esso può rappresentare il terrore della società per il progresso tecnologico, o a Freddy Kruger come traduzione in un essere fisico della paura degli incubi.

Un antagonista non può, dunque, essere ridotto ad una caricatura -sebbene ciò accada di continuo-, né solo ad un utile meccanismo narrativo. 
E questo perché, come per il protagonista anti-eroe, il lettore nutre un certo fascino per l’antagonista, risultato della sua natura complessa e  della particolare relazione che esiste fra il protagonista e l’antagonista.

Come abbiamo detto, esistono diversi tipi di antagonista. 

Vediamone alcuni…

Le nove categorie esposte qui di seguito, non sono ufficiali, ma danno comunque una buona idea di base sull'argomento:

  1.  L’antagonista ben intenzionato: è quel personaggio che non si reputa malvagio, non sa che è il protagonista ad avere ragione, pensa di far bene opponendosi al volere del protagonista (La fatina Nyx del Film animato “Tinker Bell and the legend of the NeverBeast”; si lo so… è infantile come esempio: passo troppo tempo con i miei nipotini, evidentemente, portate pazienza :P). Questo tipo di antagonista è particolare perché rientra nella categoria di quei “cattivi” che possono redimersi.
  2. L’antagonista vendicativo: è quel personaggio che ha subito un torto e vuole vendicarlo, non importa come, sa di utilizzare mezzi immorali, ma il fine -ottenere la propria vendetta- giustifica i mezzi -compiere azioni cattive (Billy Loomis in “Scream 1”; Due-Faccie in “Batman Forever”)
  3. L’antagonista bastardo: è quel personaggio che odia il protagonista “just because” e gli deve per forza rovinare la vita, perché attribuisce -senza ragione- la causa di ogni suo problema al protagonista (George Wickham in “Pride and Prejudice”)
  4. Il Villain: l’antagonista cattivo che compie azioni malvagie a fini malvagi e considera il protagonista come un ostacolo da superare, a volte ne ammira le qualità come opponente, ma non si pone questioni di carattere morale quando lo affronta: lui deve vincere per forza e non ci pensa nemmeno per un momento a redimersi(The Master in “Buffy the Vampire Slayer"). 
  5. L’antagonista ridicolo: quel personaggio ricorrente che mette i bastoni fra le ruote al protagonista, ma nel farlo non può fare a meno di rendersi ridicolo, appunto (Jafar in "Aladdin", Zenigata in "Lupin III", in questo secondo esempio è interessante notare lo scambio fra protagonista anti-eroe, essenzialmente buono, ma pur sempre un ladro, e antagonista, un poliziotto, quindi un buono, Crudelia De Mon ne "La carica dei 101")
  6. Il Supercattivo: un villain dotato di qualità sovrumane e contrapposto ad un protagonista supereroe con il quale gioca un’eterna partita a scacchi. Supercattivo e supereroe  si sfidano in una serie di battaglie, ma quasi mai in una guerra definitiva nella quale uno dei due viene definitivamente battuto. Alla fine della battaglia il supercattivo si ritira o “sembra” essere stato sconfitto, ma in qualche modo si salva sempre e inizia una nuova offensiva (Green Goblin in “Spider-Man”).
  7. Il Sadico: una sottocategoria del villain, se vogliamo, ma che non sembra avere un disegno preciso che vada oltre al fare del male al protagonista, a volte può essere disturbato, altre volte no, ma fare del male per lui/lei è come uno sport (L’enigmista  in “Saw”)
  8. Lo psicopatico: un’altra sottocategoria di villain che ha molti punti in comune con il sadico e/o con l’antagonista vendicativo, la cosa che lo distingue è che “the lights are on, but no one’s home”, in altre parole: è sempre e comunque fuori come un balcone, anche se ovviamente esistono gradazioni di follia (Martin Burney, il marito abusivo e ossessivo  in “Sleeping with the enemy” e Norman Bates in “Psycho”)
  9. Il cattivo invincibile: è molto simile al supercattivo, ma non sempre possiede superpoteri. Odia tutto ciò che cammina e respira, senza troppe distinzioni, e non importa quante volte i protagonisti lo sconfiggano e/o uccidano, tanto ritorna SEMPRE (Michael Myers nella saga di “Halloween”, Hannibal Lecter in “Red Dragon” e “ The Silence of the Lambs”)


È da tenere a mente che, molto spesso, certe categorie possono sovrapporsi e creare un antagonista stratificato che manifesta caratteristiche psicologiche e comportamentali afferibili a più di una tipologia.

Questo accade ad esempio nel caso di Billy Loomis di Scream che è contemporaneamente: antagonista vendicativo (incolpa  altri dell'abbandono da parte di sua madre), antagonista bastardo (ha ucciso Maureen Prescott "solo" perché la sua relazione con il padre ha provocato l'abbandono di sua madre) sadico (ammazza tutti quelli che gli capitano a tiro) e psicopatico (beh, sì... insomma: non è certo Norman Bates, ma si capisce che è schizzato).


E' anche da attenzionare il fatto che  l'associazione mentale che facciamo protagonista=buono e antagonista=cattivo, non ha un carattere universale, infatti esistono molte opere narrate dal punto di vista di un personaggio "cattivo”, e qui torniamo un po’ al concetto di distinzione fra eroe ed anti-eroe vista la volta precedente.


Questo porta alla domanda: che differenza c’è fra anti-eroe e antagonista?

Vediamo prima le similitudini:

-entrambi portano avanti l’azione

-entrambi possiedono un codice morale “grigio”

-entrambi possono essere trasgressivi

-entrambi hanno un background che li ha resi ciò che sono


Che cosa cambia, allora?


A differenza dell’Anti-eroe, l’antagonista nella quasi totalità dei casi dirige l’azione primaria, cioè l’offensiva alla quale il protagonista deve reagire.

 E c’è qualcosa che giustifica le azioni dell’anti-eroe, qualcosa gli permette di guadagnarsi la stima e/o la simpatia del pubblico e questo qualcosa manca all'antagonista.

Riassumendo, l’antagonista è necessario perché all'interno della storia, muovendo l’azione primaria, genera tutte le altre e dunque nella figura di questo personaggio è racchiuso il motore della narrazione stessa.

È la forza antagonista, di qualunque genere essa sia, che offre il punto di partenza della storia e le permette –insieme ad altri elementi- di svilupparsi e ampliarsi.

Che cosa farebbe Spider-Man se non avesse supercattivi da affrontare?
Se ne starebbe a casa di zia May a tinteggiare le pareti e in questo non ci sarebbe chissà che grande storia da raccontare, no?!

Nelle righe soprastanti, abbiano delineato diversi tipi di antagonista e abbiamo spiegato come talvolta le varie categorie si giustappongano, ma c’è forse una caratteristica comune a tutti loro?

Sì.

Tutti i cattivi desiderano, VOGLIONO qualcosa; è questo desiderio a spingere le loro azioni, è questo desiderio che li pone in contrasto con l’eroe e con la società ed è questo desiderio che non conosce limiti e freni che, in ultima analisi, li rende essenzialmente privi di morale e diversi dal protagonista -eroe o anti-eroe- perché capaci di compiere qualsiasi cosa per ottenere ciò che VOGLIONO.

Ma come si crea un antagonista che funziona?

Ancora una volta, mi ritrovo a scrivere che la risposta non può essere una sola, ma la prima da considerare e forse anche la più importante è che l’antagonista deve essere umano, deve essere qualcuno che i lettori possono comprendere, qualcuno con il quale chi legge possa identificarsi, sebbene in modo parziale.

Secondo la mia vaneggiante opinione, non si può scrivere una storia dove il protagonista è una Mary Sue o un Gary Stu* amata/o da tutti e l’antagonista è un bastardo spregevole senza motivazioni; non se si vuole scrivere un buon libro.

Anche la categoria dell’antagonista bastardo che odia il protagonista “just because”, sopra riportata, per assurdo racchiude antagonisti che non hanno una ragione “diretta” per fare del male al protagonista, ma credono di averla, VOGLIONO, dargli la colpa di qualcosa e hanno, dunque, una motivazione, sebbene insensata, per fare ciò che fanno.

Ma sensata o no che sia la motivazione, l’importante è che ne abbiano una e che essa sia comprensibile per chi legge.

Se leggendo un libro –o se è per questo, anche se vedendo un film o un telefilm- ci troviamo a dire: “Sì, ma… perché sta facendo questo?”, solo raramente vorrà dire che siamo noi a non avere gli strumenti per capire, mentre molto più spesso ciò avverrà perché chi ha scritto ha caratterizzato un pessimo antagonista, o non lo ha caratterizzato affatto, lasciandolo in forma di macchietta.

Un antagonista ben riuscito è, quindi, un personaggio che agisce per motivi che chi legge può comprendere e a volte può capitare che si trovi persino in accordo con essi; ciò che il lettore rigetta in questi casi non è la ragione che spinge l’antagonista, ma i mezzi usati per arrivare allo scopo che, trattandosi dell’antagonista della storia, appunto, sono sempre sbagliati.

Tanto quanto il protagonista, dunque, l’antagonista deve necessariamente essere una persona vera, realistica con motivazioni che possiamo accettare, se non condividere a pieno.

Identificazione e Comprensione sono le parole chiavi.







Per approfondire, ecco alcuni link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Crudelia_De_Mon
http://sognandoleggendo.net/guida-pratica-alla-mary-sue/






sabato 3 ottobre 2015

Vaneggiamenti di una Scribacchina: 10 " I portatori dell’azione Parte Seconda, il Protagonista Anti-eroe"



 “I declare after all there is no enjoyment like reading! How much sooner one tires of any thing than of a book! - When I have a house of my own, I shall be miserable if I have not an excellent library." 
 Jane Austen




I portatori dell'azione Parte Seconda,
 il Protagonista Anti-eroe



Come preannunciato, oggi rimaniamo sul tema personaggi in generale e protagonista in particolare, ma spostiamo il focus dall’eroe all’anti-eroe.

Questa volta la rubrica sarà in parte relativa alla teoria -chi e che cosa è l’anti-eroe - e in parte inerente la pratica: perché scegliere un anti-eroe per un vostro romanzo?

Per facilitare a pieno la comprensione della figura dell’anti-eroe nelle sue molteplici sfaccettature e dimensioni e dare a chi legge un frame comparativo, questo post conterrà  degli esempi di anti-eroi della letteratura, del cinema e della TV; molti dei quali sono stati scelti perché tra i miei esempi preferiti.

Procediamo, dunque, a scoprire le figure eroiche oscure e il perché del fascino che esercitano sui lettori.


Come abbiamo sottolineato nella rubrica precedente, laddove l’eroe classico è archetipo di perfezione e l’eroe moderno, sebbene non  perfetto, è il risultato di una somma di buone qualità morali, l’anti-eroe staziona perlopiù nella parte opposta dello spettro qualitativo.

L’anti-eroe -ancora una volta usiamo il maschile ma ovviamente quanto si dirà vale tanto per i personaggi maschili, quanto per quelli femminili- è un personaggio che non manifesta nessuna delle qualità convenzionalmente presenti nel protagonista eroe.

Il romanticismo vede l’affermazione di questo genere di protagonista, mentre la letteratura novecentesca ne testimonia la consacrazione, infine la narrativa  nelle sue varie forme -letteratura, cinema, TV e fumetto- del XXI° secolo è quella che rompe con tutte le convenzioni precedenti e crea un protagonista anti-eroico apertamente negativo, in polemica con la morale accettata. 
Naturalmente esistono anche archetipi di anti-eroe più antichi, si pensi all’Eracle greco (Hercules) o anche alla figura medioevale leggendaria di Robin Hood.

Le qualità dell’anti-eroe possono essere così raggruppate:
  • Imperfezioni morali (ignoranza, egoismo…)
  • Mancanza dei tratti eroici tipici (coraggio, forza morale e fisica, integrità…)
  • Caratteristiche tipiche del “cattivo antagonista” (brutalità, avidità, amoralità…)
  • Convinzione che il fine giustifica i mezzi.


Essenzialmente possiamo dividere gli anti-eroi in sei categorie teoriche (non ufficiali, si intende :P):

  1. “Anti-eroe inetto”. Non possiede le qualità che fanno di una persona un eroe: altruismo, coraggio, iniziativa etc… è un protagonista imperfetto, ma non è puramente malvagio. Il pubblico lo compatisce, ma è disgustato dalla sua accidia e inanità.
  2. “Anti-eroe per forza di cose”. È un protagonista buono e cattivo insieme, un personaggio che manifesta tratti di personalità fortemente negativi per reazione alla società o a particolari situazioni, ha una “ragione” per essere come fondamentalmente è. Il pubblico simpatizza con lui/lei, proprio in virtù della presenza di una “giustificazione” per le sue azioni.
  3. “Eroe antieroico perché pronto a tutto”. Simile al precedente per certi versi, è generalmente un protagonista eroico alla base che mantiene caratteristiche positive, ma si vede costretto ad ignorarle, a “piegare” la morale per il bene supremo. Anche in questo caso è un protagonista “amato” dal pubblico, perché le sue azioni appaiono del tutto giustificate e il lettore si identifica con lui/lei.
  4. “Anti-eroe/ eroe solo di nome": un protagonista che si ritrova a servire il bene, ma lo fa con fini opportunistici.
  5. ”Anti-eroe dal passato oscuro”. È un anti-eroe che si converte al bene e viene “presentato” al pubblico nella sua lotta per la redenzione.
  6. “Anti-eroe con un lato oscuro”. È un protagonista che presenta caratteristiche del tutto opposte a quelle dell’eroe, un personaggio che, insomma, vedremo bene come il cattivo che si oppone al protagonista eroe di qualunque storia, eppure ci ritroviamo a tifare per lui. Questo genere di anti-eroe è quello che tende di più a sfumare le linee divisorie fra protagonista e antagonista.



  •  Esempi della prima categoria possono essere trovati nell'opera di Dostoevskij -Memorie  dal Sottosuolo- e in quelle di Kafka -La metamorfosi-, ma anche nei lavori di Italo Svevo -La coscienza di Zeno.


  • Tipici “anti-eroi per forza di cose” possono essere considerati:

-Michael Corleone*: un “bravo ragazzo”, un soldato decorato, che avrebbe dovuto avere una carriera onesta, lontana dalle attività immorali e criminose della cosca mafiosa, ma che si vede costretto ad assumere le redini della Famiglia quando il padre (il Boss) si ammala e il suo erede (il figlio primogenito, Sonny) viene assassinato; nel corso della trilogia, vediamo come Michael perde i suoi tratti positivi per assumere caratteristiche via via più negative.

-Shrek*: un personaggio che per natura è l’antagonista nel mondo delle fiabe, l’orco. Non presenta le tipiche caratteristiche dell’eroe delle fiabe, non è un bel principe coraggioso, ma nonostante le orride tendenze da orco “per forza di cose” diventa eroe e assume caratteristiche sempre più positive.

- Seth Gecko*: un anti-eroe per il quale il fine (salvare il fratello Richard dalla prigione e da se stesso) giustifica i mezzi (liberare il fratello della prigione, uccidendo diversi Ranger; rapinare una banca e prendere un ostaggio).

  • Tra gli “eroi anti-eroici pronti a tutto” figurano personaggi come:

-Rick Grimes*: anche per lui il fine (proteggere la propria “famiglia” dai walker e dalla spietatezza degli altri sopravvissuti) giustifica i mezzi (uccidere anche essere umani, se necessario). Il protagonista è anti-eroe, nonostante un passato immacolato da poliziotto onesto. Egli  è costretto a modificare il suo codice di valori via via che la storia prosegue e si trova a fare cose che prima dell’epidemia-zombie non avrebbe mai neppure contemplato; eppure rimane fondamentalmente un eroe perché distingue tra bene e male, sa cosa è giusto e cosa è sbagliato, sa di sbagliare, ma non ha scelta.

  • Tra gli anti-eroi/eroi solo di nome, figurano:


-Spike*: un personaggio che passa da antagonista ad anti-eroe, dal servire il male al servire il bene. Egli si sforza di essere buono e occasionalmente aiuta gli eroi, ma tendenzialmente lo fa a fini puramente egoistici (guadagnarsi la stima e l’amore/la passione di Buffy).

-Sherlock Holmes* (la versione televisiva della BBC):è un genio che risolve i crimini, ma sceglie solo i casi che trova interessanti e stimolanti (dunque non è altruista) e si descrive come un sociopatico in grado di funzionare socialmente, perché più intelligente del comune.

  • Tra gli “anti-eroi dal passato oscuro”:

-Angel*: classico esempio di eroe con una “colpa da espiare” che taglia con il passato in virtù di accadimenti al di fuori della propria portata (gli viene restituita l’anima a causa di una maledizione) e decide di mettersi al servizio del bene.

-Faith*: eroina che devia dalla retta via a causa di un trauma subito, ma alla fine torna sulla giusta strada e serve una buona causa.

-Daryl Dixon*: è un “ragazzo cattivo” cresciuto in una famiglia senza alcuna moralità, arrabbiato con il mondo, forgiato in una personalità distante e aggressiva dai tremendi abusi subiti e dalla lealtà verso il fratello (un cattivo classico).  Daryl diviene eroe pronto a dare la sua vita per proteggere i più deboli, ma lotta costantemente contro i ricordi del passato e manca di quelle qualità sociali che gli permetterebbero di farsi amici facilmente.

  • Gli “anti-eroi con un lato oscuro” sono i più controversi, eppure raccolgono il consenso del pubblico, essi potrebbero tranquillamente essere considerati i “villain” della storia di qualcun altro, ma per qualche ragione è la loro storia che lo scrittore decide di raccontarci. 

Ecco alcuni esempi:

-Barney Stinson*: anti-eroe dal lato oscuro comico. Caso atipico di anti-eroe non protagonista della storia, ma che supera il protagonista “assolutamente buono” per quanto concerne il gradimento del pubblico (il protagonista della Sitcom è Ted Mosby, dopotutto). Barney è un uomo che possiede ben poche qualità che potrebbero giustificare la simpatia che il pubblico nutre verso di lui: è bugiardo, insensibile e donnaiolo (a causa della condotta promiscua della madre, dell’abbandono paterno e del tradimento di una ex-fidanzata) eppure egli diviene più popolare del protagonista, appunto. Le caratteristiche che lo redimono sono la lealtà che dimostra verso gli amici, l’umorismo sarcastico e realista e la volontà di cambiare, in ultima istanza mai veramente realizzata del tutto. 

Ecco alcuni "anti-eroi dal lato oscuro" più seri:

-Lestat de Lioncourt*: assassino di assassini, vampiro angelico e malvagio e sarcastico della celebre saga di Anne Rice che non credo necessiti di una lunga descrizione (chi non lo conosce, in fondo?!). Si può dire che rappresenta (almeno secondo me) l'anti-eroe moderno per eccellenza.

-Dexter Morgan*:  anche lui è un assassino di assassini. Traumatizzato dalla macabra morte della madre, egli uccide seguendo un codice, ma rimane pur sempre un serial killer. Jeff Lindsay -autore della saga di romanzi che ha dato vita alla serie TV- apre il primo romanzo (Darkly Dreaming Dexter) con il serial killer in azione, eppure egli si guadagna immediatamente l’appoggio dei lettori, in fondo la sua prima vittima è un prete pedofilo e assassino di orfanelli. La serie TV adotta un altro approccio e ci presenta quest’uomo affascinante e complesso che possiede un lato oscuro praticamente personificato “l’oscuro passeggero”, un uomo che ha un complesso rapporto di amore/odio con la violenza e il sangue e che vive in preda a orribili flash-back della morte della madre senza averne però ricordi chiari, ed è in balia dei consigli impartiti dal padre adottivo morto che appare sullo schermo per ricordargli di applicare il Codice.

-Tony Soprano*: un uomo pieno di fragilità (attacchi di panico) e dubbi che è da un lato, padre di famiglia, e dall'altro Boss. Con il progredire della serie vediamo come quest’ultimo lato, quello oscuro, appunto, prende il sopravvento. La sua avidità di potere si arrampica gradualmente ma inesorabilmente in cima alla scala dei suoi valori, fino all'ultima stagione durante la quale per motivi piuttosto egoistici e meschini arriva addirittura ad uccidere spietatamente e in un momento di impotenza totale della vittima l’amato “nipote” Cristopher Moltisanti (per vedere il video, cliccate sul link apposito alla fine del post).



Dai Macbeth e Otello Shakespeariani, al classico Lucifero di Milton (Paradise Lost),passando per gli anti-eroi byroniani, fino ad arrivare a Jack Sparrow e agli eroi imperfetti di Tim Burton, nonché ai suoi anti-eroi: Beetlejuice, Edward Mani di Forbice, Jack Skellington, Sweeney Todd e la sua versione di Batman, gli anti-eroi sono tanti e sempre più diffusi e il loro successo è impareggiabile e sempre in ascesa, ma le grandi differenze esistenti fra questi anti-eroi e quelli utilizzati come esempi, ci fanno comprendere che esistono diverse “gradazioni di anti-eroe”.

 Perché uno scrittore dovrebbe fare di un anti-eroe il proprio protagonista?

La risposta più ovvia che si può offrire è che la scelta dipende dalla storia che l’autore intende raccontare. 

Si potrebbe pensare piuttosto semplicisticamente che una volta delineata una trama, la scelta dei personaggi sia determinata solo dal capriccio dello scrittore, ma non sarebbe vero (non se lo scrittore è un buono scrittore, almeno).

Una data storia vorrà per protagonista un dato personaggio, quindi si potrebbe dire (e sarebbe quasi sempre vero) che è la storia che sceglie il proprio protagonista.

È anche vero  che a volte lo scrittore ha una visione precisa del protagonista ancora prima di conoscere tutti i dettagli della storia che intende raccontare.

Quale che sia il processo creativo coinvolto e l’ordine preferenziale di definizione fra storia e protagonista, dunque, la scelta definitiva fra eroe e anti-eroe non è sempre arbitraria, ma in linea di massima è possibile operarne una piuttosto precisa una volta che si è determinato il genere di backdrop della storia e il tono della narrazione che si vuole adottare. 

Va tenuto presente che l’anti-eroe -qualunque sia la tipologia di riferimento-  vive in un “mondo grigio”, un universo fatto di compromessi e con un codice morale piuttosto ambiguo e creato ad personam.

 Quello dell’anti-eroe è un mondo visto attraverso gli occhi di un personaggio generalmente cinico e sarcastico pieno di difetti e dubbi, estremamente umano e sempre in bilico fra bene e male, moralità e amoralità.

Se questo è il mondo, se questa è la realtà, della vostra storia, allora il vostro protagonista sarà un anti-eroe.

Non perdete il prossimo appuntamento vaneggiante con la terza parte di questa uscita della rubrica che sarà dedicata alla figura dell'antagonista. 



I personaggi citati sono tratti da:

*La trilogia de Il Padrino
* La trilogia di Shrek
* Dal Tramonto all’Alba
* The Walking Dead
*Buffy/Angel
*Sherlock
*Buffy/Angel
* Bufy/Angel
*The Walking Dead
*How I met your Mother
*Dexter
*I Soprano



Per approfondire seguite i seguenti link:


https://it.wikipedia.org/wiki/Memorie_dal_sottosuolo
https://it.wikipedia.org/wiki/La_metamorfosi
https://it.wikipedia.org/wiki/La_coscienza_di_Zeno
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_padrino_(romanzo)
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_padrino_(film)
https://it.wikipedia.org/wiki/Shrek_(film)
https://it.wikipedia.org/wiki/Dal_tramonto_all%27alba
https://it.wikipedia.org/wiki/The_Walking_Dead_(serie_televisiva)
https://it.wikipedia.org/wiki/Buffy_l%27ammazzavampiri
https://it.wikipedia.org/wiki/Angel_(serie_televisiva)
https://it.wikipedia.org/wiki/How_I_Met_Your_Mother
https://it.wikipedia.org/wiki/Lestat_de_Lioncourt
https://it.wikipedia.org/wiki/Dexter_(serie_televisiva)
https://it.wikipedia.org/wiki/La_mano_sinistra_di_Dio_(Lindsay)
https://it.wikipedia.org/wiki/I_Soprano
https://www.youtube.com/watch?v=tmWXAPQiq_Q
https://it.wikipedia.org/wiki/Otello
https://it.wikipedia.org/wiki/Macbeth
https://it.wikipedia.org/wiki/Paradiso_perduto
https://it.wikipedia.org/wiki/George_Gordon_Byron#Eroe_byroniano
https://it.wikipedia.org/wiki/Pirati_dei_Caraibi
https://it.wikipedia.org/wiki/Beetlejuice_-_Spiritello_porcello
https://it.wikipedia.org/wiki/Nightmare_Before_Christmas
https://it.wikipedia.org/wiki/Edward_mani_di_forbice
https://it.wikipedia.org/wiki/Sweeney_Todd_-_Il_diabolico_barbiere_di_Fleet_Street
https://it.wikipedia.org/wiki/Batman_(film_1989)


sabato 26 settembre 2015

Vaneggiamenti di una Scribacchina: 9 " I portatori dell'azione Parte Prima, il Protagonista"



  
“Do not read, as children do, to amuse yourself, or like the ambitious, for the purpose of instruction. No, read in order to live.” 
 Gustave Flaubert





I portatori dell'azione Parte Prima,
 il Protagonista



L’uscita di oggi è direttamente collegata alla precedente in quanto rimane ferma al livello dei personaggi, approfondendo uno dei due ruoli principali all'interno di qualsiasi intreccio narrativo.

Nominalmente due personaggi portano avanti l’azione all'interno di ogni storia e cioè il protagonista -del quale parleremo oggi- e l’antagonista -del quale parleremo la prossima volta-, dico nominalmente due perché, ovviamente, ci può essere un co-protagonista, o anche più di uno, e anche gli antagonisti possono essere più d’uno.

I vaneggiamenti di oggi si concentrano, come fa capire il titolo, sul personaggio “buono” per eccellenza, l’eroe -che però può anche essere  l’anti-eroe* della storia-, il protagonista, appunto.

Apriamo una piccolissima parentesi tecnica e prendiamoci un attimo per rispondere ad una domanda.

Che rapporto c’è fra il protagonista e il narratore?

La risposta dipende dalla storia che stiamo leggendo - o scrivendo- e non è una sola.

In linea di massima verrebbe da dire che sì, c’è sempre una relazione tra I due, ma quest’ultima non è mai la medesima, bensì è soggetta a profonde differenze che dipendono essenzialmente dalle tecniche narrative adottate.

Ricordiamo le principali possibilità:

  1. Il/i narratore/i e il/i protagonista/i coincidono perché la narrazione è in prima persona.
  2. Il narratore è onnisciente: sa tutto e vede tutto di tutti i personaggi e non si identifica con nessuno in particolare; rimane esterno.
  3. Il narratore è onnisciente, ma interno: si identifica con tutti i personaggi allo stesso modo.
  4. Il narratore è interno, ma si identifica solo con il/i protagonista/i
  5. Il narratore è onnisciente esterno, ma “segue” solo il protagonista.



È  facile comprendere, da queste cinque opzioni come la risposta alla domanda precedente possa essere complessa; rimane da dire che sì, esiste una stretta relazione fra voce narrante e protagonista e che sì, a volte, i due aspetti della narrazione si sovrappongono.*


Ma andiamo al punto principale della rubrica di oggi: la figura del protagonista.

Eccone la definizione più semplicistica, presa proprio dal
dizionario: il personaggio principale di un'opera narrativa.

Ed eccone una più “tecnica”, se vogliamo, presa da un testo di studio*: il personaggio che si trova al centro dell’azione e la mette in moto o ne è vittima.

Un’altra accezione attribuibile al protagonista è quella di “eroe” -ci teniamo sul maschile solo per semplificare le cose-, ma c’è differenza fra la figura dell’eroe e quella del protagonista?

Chi è l’eroe?

E chi è il protagonista?


Nella letteratura moderna i due significati si sovrappongono, ma non è sempre stato così; facciamo una piccola “capatina” nel mondo dei classici per farci un’idea di cosa sia l’eroe e del perché questo termine venga usato come sinonimo di protagonista.

Nella definizione più classica un eroe è un essere mortale dotato di virtù eccezionali consacrato dopo la morte al rango di divinità e spesso gli eroi sono figli di una divinità e di un mortale.

Nella mitologia e nella letteratura greca, la figura dell’ eroe è di fondamentale importanza: basti pensare ai guerrieri omerici come Achille e Ulisse per farci un’idea dell’impatto che la loro creazione e il loro “sviluppo” ha avuto sulla cultura ellenica in particolare e sulla letteratura di tutto il mondo in generale.

Molti eroi dell'epica hanno un ruolo ben preciso: sono i responsabili della conservazione dell'ordine divino contro  gli sconvolgimenti causati dall'azione dell'uomo, molti altri miti eroici raccontano, invece le gesta sovversive di individui che hanno avuto il merito di scoprire o di inventare qualcosa di utile allo sviluppo tecnico e conoscitivo dell'umanità: si tratta dei cosiddetti miti degli eroi della civiltà, dei quali un esempio nella mitologia greca è Prometeo che sottrasse il fuoco agli dei.

Tuttavia l’eroe non  una figura importante solo nella cultura occidentale di matrice classica, ma anche in altre civiltà e a tutt'oggi rappresenta il punto di unione fra umano e divino.
Giusto per fare un esempio di come questi miti fossero tradotti in altre culture -anche antecedenti- pensiamo all'epopea assiro-babilonese dell’eroe Gilgamesh che si incarica di cercare il segreto per sconfiggere la morte.


Nella narrativa moderna la figura dell'eroe perde le connotazioni divine e veste i panni dell'uomo mortale dotato al massimo grado delle virtù umane; è qui che il concetto di “eroe” e quello di “protagonista moderno” si incontrano e si fondono insieme, ed è a questo punto che l’eroe viene investito da un’ulteriore trasformazione e smette le ultime vestigia della sua aura di perfezione per diventare una persona con pregi, sì, ma anche con una serie ben precisa di difetti; una persona “vera”, in altre parole.



Ma che cos'è rimasto della figura dell’eroe in quella del protagonista?

Che cos’hanno in comune Ulisse* e… Fitzwilliam Darcy* o Thad Beaumont* -eh, sì, sopportatemi, ho proprio un’ossessione per Jane Austen e Stephen King!-?

La risposta, se ci pensate è piuttosto semplice.

Indipendentemente dal background, dal setting, dalla natura delle vicende che vivono e dal genere narrativo del quale le loro storie fanno parte, tutti è tre questi esempi di protagonista  passano attraverso un’odissea a loro modo, un’odissea che li fa partire da un punto e li fa arrivare in un altro nel quale non si sarebbero mai immaginati di giungere; un’odissea che li trasforma dall'interno verso l’esterno e dall'esterno verso l’interno, un “viaggio” che li cambia per sempre e li rende eroi.

Un eroe antico ed uno moderno hanno questo in comune: entrambi compiono un viaggio durante la storia, un viaggio che li mette a dura prova, che testa I confini della loro sopportazione e I limiti delle loro capacità, un viaggio che li  rende per sempre diversi da ciò che erano o forse, che gli permette di comprendersi per davvero per la prima volta nella loro vita.

Giusto per nutrire la mia ossessione austeniana prendiamo ad esempio di quanto scritto sopra queste parole di Elizabeth Bennet*: “Till this moment I never knew myself” (fino a questo momento non avevo mai conosciuto me stessa)


Come dicono Oltre Oceano, I rest my case :P


Ma torniamo ai nostri vaneggiamenti…

Quella del protagonista -eroico e non- è, dunque, una figura estremamente importante in una qualunque narrazione non solo per l’ovvia ragione che la storia che stiamo raccontando/leggendo  è la sua, ma anche perché dalla sua caratterizzazione dipende la riuscita di tutta la narrazione: un romanzo con una trama avvincente e un protagonista piatto e finto non toccherà mai l’animo del lettore, ma rimarrà soltanto questo, una storia.

Al contrario, un protagonista ben delineato, un protagonista ben riuscito, permetterà allo scrittore di raggiungere qualunque obiettivo egli si sia prefisso con i suoi lettori.

Un buon protagonista -accompagnato da ottime caratterizzazioni anche per gli altri personaggi- può rendere una storia “tiepida” interessante per chi legge e questo, perché una buona caratterizzazione rende i personaggi credibili e dà al lettore la possibilità di affezionarsi ad essi e di identificarsi con essi e se questo è vero per tutti i personaggi di un libro, è ancora più vero per il protagonista. 



Per oggi è tutto, non perdetevi i prossimi due appuntamenti della rubrica nei quali parleremo ancora del ruolo del protagonista, questa volta come anti-eroe, e del suo acerrimo nemico: l’antagonista.


*Approfondiremo il protagonista anti-eroe la prossima volta.

*Torneremo sull’argomento in maniera più approfondita in una delle prossime uscite quando, appunto, parleremo specificamente del narratore.

* Nuovo Quattro Colori: Volume Giallo,A. Mariotti/ M.C. Sclafani/ A. Stancanelli, Casa Editrice G. D’Anna, 2000.

*Intendo tanto l’Ulisse classico di Omero, quanto quello moderno di Joice.

*Fitzwilliam Darcy è l’eroe maschile di “Orgoglio e Pregiudizio

*Thad Beaumont è il protgonista de “La metà oscura”.

*Elizabeth Bennet è l’eroina di “Orgoglio e Pregiudizio”.





Per approfondire, ecco alcuni link: